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domenica 30 aprile 2017

Castell'Arquato: benvenuti al borgo e buon appetito alla Taverna del Falconiere



Se continuo di questo passo, 
partendo per gite non programmate 
verso i colli piacentini, 
finirò con il trasferirmi in queste terre...



Oggi vi porto con me in un borgo medievale, uno dei più belli d'Italia: Castell'Arquato.
Abbiamo attraversato il fiume Po, siamo entrati in terra emiliana e ci siamo fermati sui colli piacentini. 
Questi sono luoghi davvero meravigliosi dove le colline disegnano il panorama con diverse tonalità del verde e del marrone. Sono luoghi in cui notoriamente si mangia benissimo e in cui la cultura per il buon cibo e per i prodotti del territorio è molto sentita da tutti.
E' l'ultima domenica di aprile, a tratti assolata e a tratti un pò in ombra; un venticello fresco ci fa stare bene avvolti nelle nostre giacche primaverili e a mezzogiorno in punto, dopo una prima bellissima perlustrazione del borgo, dopo la visita a La Collegiata, al Palazzo del Podestà, al Torrione Farnese e alla Rocca Viscontea abbiamo già un bell'appetito! Durante le nostre gite preferiamo arrivare nei punti di destinazione in mattinata, quando è ancora presto, perché la mattina è sicuramente il momento migliore per fare qualche foto e visitare i luoghi non ancora affollati di persone, oltre ad essere più adatto se si fa i turisti con bambini al seguito. 
Stavamo parlando di mezzogiorno e di appetito... allora terrò per un'altra occasione qualche scatto ai monumenti e al paesaggio del borgo e vi presento brevemente le tre foto di questo articolo: le prime due in alto sono scorci del centro storico che illustrano bene lo stile architettonico e l'atmosfera del luogo, mentre la foto che segue rappresenta il Palazzo del Podestà, attuale sede della sala consiliare del Comune.
Adesso è ora di sederci a tavola perché ci aspetta un pomeriggio nel borgo all'insegna del Monterosso Festival e tanti altri bei posti da vedere. Dove andiamo? Ma alla Taverna del Falconiere.


Siamo proprio in piazza del Municipio n. 5, in un palazzo del '700 diviso in tre ambienti molto belli ed accoglienti, che guarda la Rocca Viscontea e che si affaccia sulle colline con una suggestiva terrazza. Un ristorante storico che ha compiuto 60 anni nel 2013. Lo chef Eros è in cucina e la signora Margherita in sala. I piatti  sono stagionali e sono tipici del piacentino, ma ci sono anche proposte nazionali; la pasta e i dolci sono fatti in casa.
Se avete voglia di venire a fare due passi in collina e in questo borgo suggestivo, vi segnalo la Taverna quale luogo dove mettere piacevolmente i piedi sotto al tavolo e lasciarvi deliziare dalla sua cucina. 
Qui di seguito potete vedere alcune delle proposte che abbiamo assaggiato noi: una magnifica terrina di lepre con composta di mirtilli quale antipasto; le pappardelle con ragù di lepre; i tortelli con i funghi porcini. Noi ci siamo trovati davvero benissimo.



Oggi non vi preparo niente da assaggiare,
ma vi suggerisco di venire alla Taverna con me.
A presto e buon appetito


sabato 29 aprile 2017

Padova: dove abbiamo mangiato e una passeggiata all'Orto Botanico


Ho ancora un paio di suggerimenti da darvi inerenti a Padova. Il primo è di visitare l'Orto Botanico, che si trova vicinissimo alla piazza del Santo e quindi alla Basilica di Sant'Antonio e il secondo riguarda qualche posticino in cui ci siamo fermati a mangiare. Tutti meritano davvero una sosta.
Dell'imponente orto botanico ho poche immagini perchè in tutte quelle che ho scattato c'è Giulia che saltella come un'ape da un fiore all'altro, pertanto le ho destinate ad una sezione privata dei ricordi, mentre qui potete vedere una parte del sito su cui erge la grande serra con annesso il museo.


L'Orto Botanico risale al 1500 ed è il più antico al mondo. E' patrimonio dell'Unesco e merita assolutamente una visita. Si trova proprio in via Orto Botanico, 15 e non farete fatica a trovarlo. Vedete anche dalla foto che è proprio dietro alla Basilica del Santo.


Per quanto riguarda i ristoranti nei quali ci siamo fermati a riposarci e ristorarci, vi segnalo Al Fagiano in via A. Locatelli, 45 (a pochi passi dalla Basilica di S. Antonio). E' molto bello, è un locale storico al cui interno troverete una vasta celebrazione illustrativa delle bellezze patavine e dove abbiamo degustato i piatti che vedete nelle foto che seguono: il raviolo fritto e i garganelli con ragù ricco alla padovana.


Poi c'è Il Vecchio Falconiere, a due passi da Prato della Valle, in via Umberto I, 31 di cui vi mostro i tortelli pecorino e mirtilli, che sono molto particolari e buoni.


Se invece avete voglia di un'ottima pizza, proprio a due passi dal museo degli Eremitani e dalla Cappella degli Scrovegni troverete Agli Eremitani, precisamente in via Porciglia, 29.



Padova bellissima: la Basilica di Sant'Antonio e Prato della Valle





Padova è stata una vera scoperta, una meravigliosa città d'arte nella quale perdersi ad ammirare tutte le sue bellezze.
Era da tanto che avrei voluto fare un giro da queste parti e ci pensavo spesso anche duranti i corsi di cucina seguiti presso Scuola del Molino (Vighizzolo d'Este) che si trova vicino, ma a quel tempo non ci sarebbe davvero stato il tempo. In quei giorni io ero felicemente chiusa nel laboratorio ad ascoltare i miei maestri, mentre il resto della famiglia gironzolava sui colli Euganei, tra un mercatino di Monselice e una rappresentazione medievale a Montagnana e poi tutti insieme a perdersi nelle strettissime stradine in mezzo ai campi.
In quest'ultima vacanza siamo invece riusciti a dedicare a Padova il tempo che merita. Negli scatti amatoriali che seguono potete vedere la Basilica di Sant'Antonio da Padova dalla piazza del Santo, il sepolcro del Santo all'interno della basilica e una foto del Chiostro.




Le due foto che seguono sono state fatte presso la bellissima e grandissima piazza Prato della Valle, che è un vero punto di ritrovo per gli abitanti della città durante tutta la settimana e, in special modo, durante l'esteso mercato del fine settimana.
Qui si cammina su oltre 88.000 mq, vale a dire una delle piazze più grandi d'Italia e d'Europa, ma non è solo la grandezza a sorprenderci, quanto la sua eleganza e la serenità che ispira un luogo così aperto e circondato dalla storia. Gli occhi saltellano e non sanno dove fermarsi.


Su Prato della Valle si affaccia la basilica di Santa Giustina, che vedete in entrambi gli scatti.


Oggi vi saluto così e vi aspetto per visitare altri luogo e degustare altri piatti insieme.
Felice giornata amici.


mercoledì 26 aprile 2017

Cioccolatini fondenti al 75% Trinitario del Venezuela




In pausa pranzo ho deciso di preparare questi cioccolatini fondenti utilizzando una tavoletta acquistata presso la Pasticceria Biasetto (vi ricordate quella bellissima e dolcissima gita pasquale?). Si tratta di un Trinitario del Venezuela, fondente al 75% composto da: 100% burro di cacao, fave di cacao, zucchero, vaniglia naturale, lecitina di soia quale emulsionante NO ogm.
Un cioccolato di qualità lo riconosci subito.
Oggi mi sono rilassata facendo la cristallizzazione del cioccolato: io; la mia cucina un pò buia in questa bella giornata di pioggia primaverile; il suono delle gocce sul portico; il profumo delle spezie nei vasi vicino alla finestra; il rumore della tavoletta che si rompe; gli strumenti necessari disposti con cura sul freddo piano in marmo; il profumo del cioccolato che si fonde a bagnomaria; quei gesti famigliari con la spatola e lo specchio fluido che cade e ricade sul piano mentre si raffredda.
Oggi siamo solo io e te.


Per una dozzina di cioccolatini ho usato 150 g di cioccolato fondente al 75%.
Sciogliamo a bagnomaria il cioccolato avendo cura di mescolarlo. Versiamo il cioccolato fuso sul piano di lavoro freddo (in marmo, acciaio). Usiamo un "tarocco" o una spatola per lavorare il cioccolato: raccogliamolo con il tarocco e poi facciamolo ricadere sul piano in marmo. Andiamo avanti con questi ampi gesti fino a raggiungere la temperatura di 29°C.
Rimettiamo il cioccolato nella ciotola che abbiamo utilizzato per scioglierlo a bagnomaria (che sarà ancora un pò calda), miscelandolo all'eventuale residua quantità di cioccolato che vi era rimasta dentro e mescoliamo qualche secondo fino a riportare la temperatura del cioccolato a 31°C. Tutto il processo necessita di un termometro da cucina.
Se non vogliamo sporcare troppo e rendere tutto più facile e veloce, possiamo versare il cioccolato fuso all'interno di una grande teglia da forno e lavorarlo con la spatola al suo interno (anzichè sul piano di lavoro della cucina). In questa maniera sarà anche più facile raccoglierlo alla fine della lavorazione e riversarlo nella ciotola in cui è stato fuso prima di portarlo alla corretta temperatura finale.
A questo punto versiamo subito il cioccolato nel sac à poche e poi negli appositi stampi che abbiamo scelto. Io ho scelto uno stampo con una forma quadrata e un piccolo decoro centrale superiore. 
Possiamo anche decidere di non usare il sac à poche, ma di versare il cioccolato nelle cavità degli stampi e poi pulire i bordi dello stampo con una spatola. Ognuno deciderà in base alla personale praticità e abitudine.
Un suggerimento scontato, banale, ma sincero? Comprate sempre e solo cioccolato di qualità.
Buon pomeriggio,
Tiziana

lunedì 24 aprile 2017

domenica 23 aprile 2017

Street "Fud" Festival a Grazzano Visconti



Saluto questa domenica appena trascorsa
con qualche immagine dallo
Street Fud Festival di oggi
presso Grazzano Visconti,
borgo medievale in provincia di Piacenza
(comune di Vigolzone)



Se amate il cibo di strada
avete tempo fino al 25 aprile per
fare un giro in questo luogo fuori dal tempo,
oppure potete seguire gli altri eventi 
in programma dello Street Fud
(volutamente Fud e non food)


Il Borgo di Grazzano Visconti
ha ospitato allegramente
questi camioncini profumati e carichi di prelibatezze


Come potete vedere da queste immagini
ce n'era per tutti i gusti...
Dallo gnocco fritto alla paella.


Il borgo medievale
merita sempre una passeggiata



E anche i bambini hanno avuto
i loro momenti di divertimento



Sperando che abbiate trascorso
una serena domenica anche voi,
vi auguro buona settimana e
vi do appuntamento a presto.
Tiziana








Risotto con pere, speck e zafferano


L'amicizia è gentile
L'amicizia è attenta
L'amicizia cammina con scarpe da ballerina
Tiziana




Durante questo fine settimana ho decisamente aperto la stagione dei pasti in giardino: una cosa che mi dona tantissima serenità. Preparare il tavolo all'aperto; respirare l'aria e il profumo dell'erba appena tagliata; nascondersi dietro la tenda per ripararsi dal sole di mezzogiorno oppure ammirare gli ultimi raggi di sole disegnati sulla casa di fronte alla mia; guardare la mia Giulia che salta su e giù dalla bicicletta non appena ha terminato l'ultimo boccone e che mi stuzzica con il pallone in mano oppure con le racchette, sperando che anch'io termini il pasto alla svelta... è tutta un'altra atmosfera.
Il primo piatto che porto in giardino quest'anno è un risotto allo zafferano con pere e speck. Si tratta di un dolce-salato davvero appetitoso che mi è piaciuto tantissimo. Ecco allora la ricetta.

Ingredienti per 4 persone
Tempo totale circa 15 minuti
  • 240 g di riso carnaroli
  • 1 bustina di zafferano 
  • 1 litro di brodo vegetale
  • sale fino quanto basta
  • 30 g di burro freddo per mantecare
  • 1 pera a pasta morbida lavata e tagliata a pezzetti, senza privarla della buccia
  • 4 fette di speck o quantità differente in base al gusto
Fate tostare il riso a secco in una casseruola.
Aggiungete il brodo vegetale e il sale fino. Continuate la cottura bagnando con il brodo al bisogno e salando a metà cottura e verso la fine. Assaggiate sempre per verificare la sapidità.
Unite lo zafferano e le pere verso fine cottura.
Spegnete quindi i fornelli e allontanate la casseruola per mantecare con il burro molto freddo.
Servite con lo speck adagiato sul riso e con qualche fettina tagliata finemente e amalgamata al resto.

Buona domenica 







sabato 22 aprile 2017

Fragole e rosmarino in sfoglia








Riapro la cucina di Profumo di Broccoli dopo la pausa pasquale e dopo l'ultima colomba sfornata, di cui devo ammettervi che vado davvero fiera! Posso scriverlo? Non per vantarmi (le persone che mi conoscono davvero lo sanno...), quanto per condividere con voi questa gioia, questo piccolo e grande traguardo personale. E' stato un successo come con l'ultimo panettone di Natale e adesso mi rendo conto che, ogni volta che preparo un grande lievitato, ho sempre paura che non sia all'altezza degli ultimi fatti..
Tuttavia oggi non ho il lievito pronto per un grande lievitato e nemmeno tempo a sufficienza da dedicargli, pertanto rimedio con un dolce molto semplice e veloce da preparare, ma con una particolarità che risiede nell'abbinamento dei sapori. Sono certa che ricorderete i miei dolci con il rosmarino, spesso abbinati ad ananas e fragole. Alcuni di voi li avranno amati e altri magari li avranno detestati, ma io vi suggerisco di provarli! Oggi vi propongo le fragole caramellate e aromatizzate al rosmarino, avvolte da una sfoglia e poi tutto cotto in forno. Ecco la ricetta.

Ingredienti per 4 persone
Tempo totale circa 30 minuti
  • 1 rotolo di sfoglia rotondo o rettangolare (se la preparate in casa, sebbene sia una preparazione un pò lunga e articolata, sarà molto meglio)
  • 15 fragole lavate, private delle foglie e tagliate in due 
  • 1 cucchiaio di zucchero semolato
  • il succo di mezzo limone 
  • 20 g di burro
  • emulsione di 20 g di latte fresco, 1 tuorlo e un cucchiaino di zucchero semolato
  • 6 aghi di rosmarino tagliati finemente
Fare caramellare le fragole in una padella con lo zucchero, il limone e il burro.
Toglierle dal fuoco dopo qualche minuto e adagiarle sulla sfoglia, coprendo quasi tutta la sua superficie e lasciando liberi i lembi, quantità di pasta tale da poter chiudere il rotolo e sigillare la farcia all'interno. Unire anche gli aghi di rosmarino prima di chiudere la pasta.
Spennellare la superficie della sfoglia con l'emulsione di tuorlo, latte e zucchero prima di infornare.
Cottura: in forno (preriscaldato) a 180°C fino a doratura.





lunedì 17 aprile 2017

Pasticceria Biasetto di Padova: incontro con un mito


Dopo aver girato in lungo e in largo per Padova, durante questa serena pausa pasquale, una tappa d'obbligo bisogna proprio farla alla Pasticceria Biasetto di via Facciolati 12, a due passi dalla Basilica di Sant'Antonio da Padova.



Questo è decisamente il mio habitat ideale...
L'eleganza abita qui, la bellezza abita qui, la raffinatezza abita anch'essa qui. L'arte è in ogni singolo gesto.
Tutto è conciliante e in armonia: dalla musica di sottofondo all'arredamento. 
I dolci? Si presentano da soli e non hanno bisogno di parole.

Seduta con la famiglia a degustare la Sette Veli, mi chiedo se avremo l'occasione di vedere anche il maestro Luigi Biasetto. 
Non vogliamo chiedere, non vogliamo disturbare, ma vogliamo lasciarci trasportare in questa bellissima atmosfera, creata appositamente da un gusto raffinato. Dopo aver scattato qualche foto ricordo, ci dirigiamo verso la cassa e io mi fermo al bancone che si affaccia sulla strada per fare gli ultimi scatti ai dolci pasquali. Ecco che arriva il maestro e allora non possiamo proprio farcelo scappare. Che bella energia! Cortesia, affabilità e tanta disponibilità. Incontri. Grazie maestro!








domenica 16 aprile 2017

La Cappella degli Scrovegni a Padova


L'arte è l'anima
che si fa bella e al contempo saggia
Tiziana




Questo raggio di sole che entra dalla finestra
del Giudizio Universale è emozionante






Ho deciso di augurarvi la 
buona Pasqua 
da un luogo eccezionale: la Cappella degli Scrovegni




Sono a Padova, 
nel suo bellissimo centro storico,
in piazza Eremitani
e ho deciso di augurarvi una serena giornata
con qualche scatto furtivo di alcuni affreschi
di Giotto, all'interno della Cappella degli Scrovegni.




Le foto non renderanno mai merito al luogo, 
ma saranno come sempre il mio personale 
e soprattutto semplice
racconto visivo di un momento.

I miei ricordi, le mie emozioni
che dedico a tutti voi con i quali
condivido questo spazio virtuale.




Se avete modo di venire a Padova,
vi consiglio vivamente di prenotare online
la visita e di non mancare di fare una tappa qui.




Io ho prenotato il giorno prima,
senza difficoltà anche in un periodo di festa come questo.
Se amate la pittura di Giotto
e l'arte in generale,
questo è luogo in cui troverete luce per i vostri occhi.













A presto e auguri


lunedì 10 aprile 2017

Colomba Pasquale con lievito madre (ricetta del maestro P. Giorilli)






L'eleganza 
è qualcosa che bisogna coltivare
Sempre


Siamo a ridosso della Pasqua e quest'anno temevo proprio di non farcela a sfornare la colomba, ma alla fine incastrando bene gli impegni, sono riuscita a prepararne una. 
Non so se ne sfornerò delle altre quest'anno, ma direi che 2 colombe possono bastare per la famiglia. 
E' davvero buonissima e vi consiglio di farla! Ricordatevi di accudire come si deve il vostro lievito madre e di non cedere alle tentazioni delle "colombe facili e veloci" oppure della "colomba in 30 minuti" e via dicendo... Ci sono infinite ricette di dolci e dessert di tutti i tipi che possiamo tranquillamente fare con il baking oppure in 30 minuti, ottenendo dei buoni prodotti, mentre i grandi lievitati della nostra tradizione devono essere fatti a regola d'arte e seguendo tutti i passaggi previsti per la loro lunga preparazione. Diversamente, avremmo un dolce, ma non un panettone, una colomba o una veneziana, per esempio.

Lo scorso anno vi ho preparato la colomba seguendo la ricetta del maestro Rolando Morandin e quest'anno vi propongo la ricetta del maestro Piergiorgio Giorilli.

Ingredienti 1° impasto
Ho diviso per 10 le dosi della ricetta originale, per una mia comodità. Con le dosi che seguono ho fatto due colombe e ho cotto il restante impasto in vari pirottini che avevo a disposizione in casa (pirottino da plumcake, pirottini da muffin per le merende di mia figlia, ...). Se voleste seguire la ricetta originale (presente sul libro e che parte da 4 kg di farina per il primo impasto) e vi servisse la dose per una sola colomba da kg, dovreste dividere le quantità per 21. Io però consiglio sempre di non impastare soltanto con gli ingredienti per un kg di colomba, perchè la planetaria lavora meglio con quantità superiori. Ecco invece le mie dosi, necessarie per i prodotti che ho sfornato io.
  • 400 g di farina W 350 P/L 0,55
  • 115 g di lievito madre
  • 200 g di acqua
  • 120 g di zucchero
  • 120 g di burro a temperatura ambiente
  • 90 g di tuorli
  • 1 g di sale fino
Ingredienti per il 2° impasto
  • 100 g di farina W 300 P/L 0,55
  • 100 g di zucchero semolato
  • 150 g di tuorli
  • 4 g di sale fino
  • 215 g di burro a temperatura ambiente
  • 2,5 g di malto
  • 320 g di sospensioni (arancia candita per esempio)
Ingredienti degli aromi
  • 30 g di miele d'acacia
  • 1 bacca di vaniglia
Ingredienti per la ghiaccia
  • 50 g di mandorle bianche in polvere
  • 20 g di mandorle armelline
  • 200 g di zucchero semolato
  • 30 g di amido di riso
  • albume quanto basta per amalgamare
Ingredienti per il top
  • mandorle quanto basta
  • granella di zucchero quanto basta
  • zucchero a velo quanto basta

E' fondamentale avere un buon lievito madre, in salute e ben gestito.
Prima di fare l'impasto di un grande lievitato, bisogna fare un bagno al lievito in 1 litro d'acqua e 2 g di zucchero semolato. tagliare il lievito a fette e lasciarlo 15/20 minuti a bagno, dopodiché strizzarlo con le mani per eliminare l'acqua in eccesso e "rinfrescarlo" con farina e acqua. La proporzione è 90% di farina sul peso del lievito e 40%/42% di acqua sul peso della farina. Fare lievitare per circa 3 ore e procedere con altri due rinfreschi del lievito. Avremo pertanto il lavaggio + rinfresco e 3 ore di lievitazione + 2° rinfresco e 3 ore di lievitazione + 3° rinfresco e 3 ore di lievitazione. A questo punto il lievito sarà sufficientemente maturo e adatto alla produzione di un grande lievitato e potrà essere impastato con gli ingredienti del 1° impasto.
Per mia preferenza e comodità, con i grandi lievitati uso quasi sempre il lievito mantenuto in acqua e, qualche volta, il lievito solido a temperatura ambiente. Se il lievito è in ottima salute, con il mantenimento in acqua verrà a galla in 1 ora.

Iniziamo il primo impasto lavorando farina, lievito e acqua. Dobbiamo impastare con la planetaria e usando il gancio.
Dopo circa 10 minuti, aggiungiamo lo zucchero, il sale e il burro e i tuorli, alternandoli. Questa sequenza non è obbligatoria, ogni maestro pasticcere ha la propria ricetta e il proprio procedimento.
Impastiamo fino ad avere un impasto liscio e non troppo lavorato. Il tempo stimato è di circa 25 minuti, ma fate attenzione a non superare i 30/35 minuti ed evitate di surriscaldare il prodotto.
Lasciate lievitare in un recipiente coperto per circa 12 ore, alla temperatura ottimale di 24/25°C, fino alla triplicazione del volume iniziale.
Una volta pronto e ben lievitato, impastiamo con la farina degli ingredienti indicati nel 2° impasto. Non appena la farina verrà assorbita, aggiungere il malto e successivamente lo zucchero. Procedere con metà tuorli (poco alla volta), il sale, gli aromi e la restante metà dei tuorli. Fate "incordare" bene l'impasto e lavorate a bassa velocità. Io lavoro sempre alla velocità minima e poi, a seconda delle ricette, alzo la velocità fino al livello 2 nell'ultima parte del lavoro. Per questa ricetta ho fatto così.
Per quanto riguarda gli aromi, sarebbe meglio prepararli il giorno prima, miscelandoli e ponendoli in frigorifero in un recipiente coperto. Stessa cosa è consigliata per la ghiaccia.
A questo punto possiamo aggiungere il burro a pezzettini, poco alla volta, fino a completo assorbimento.
A questo punto la ricetta originale prevede anche l'aggiunta di 150 g di burro fuso (dedotti dalla quantità indicata negli ingredienti del 2° impasto) unitamente alle sospensione (arancia candita, gocce di cioccolato, ...). Io ho incorporato tutto il burro a pezzetti per un'abitudine consolidata e acquisita in passato, ma ho provato in un altro caso ad aggiungere parte del burro fuso in questa fase della lavorazione e mi sono trovata bene, ottenendo un ottimo prodotto.
Il secondo impasto dovrebbe durare circa 45 minuti. Fate attenzione anche in questo caso a non surriscaldare la pasta.
La temperatura finale registrata dei miei impasti è stata:
  • dopo il primo impasto: 24°C
  • dopo il secondo impasto: 25°C
E' arrivato il momento di far riposare l'impasto per 30 minuti. Io l'ho lasciato a temperatura ambiente (22°C), mentre la ricetta originale prevede 30°C (in cella di lievitazione).
Fare le pezzature del peso desiderato e lasciarle riposare 40 minuti, facendo due pirlature a distanza di 20 minuti.
Riempire i pirottini da colomba: 2/3 del peso dell'impasto nel lato lungo e 1/3 per le ali (sovrapponendo perpendicolarmente la parte del corpo).
Lasciare lievitare in cella di lievitazione per circa 6/7 ore alla temperatura massima di 30°C. L'impasto arriverà fin quasi al bordo del pirottino.
Spalmare la ghiaccia sulla superficie, aggiungere mandorle, granella di zucchero semolato e zucchero a velo.
Cottura: in forno a 180°C per circa 50 minuti (per pezzature da 1 kg).
Sfornare, infilzare con gli appositi ferri e posizionare a testa in giù per il raffreddamento di circa 10 ore.
Confezionare e consumare dopo 3 giorni.
Spruzzare eventualmente dell'alcol alimentare all'interno del sacchetto per evitare muffe.
Durata del prodotto: 3 settimane.

Quante cose ci sarebbero ancora da dire, ma è impossibile scriverle tutte in ognuno degli articoli dedicati ai lievitati.
La cosa certa è che le ricette come queste forniscono molte informazioni, ma per fare un grande lievitato serve tempo, dedizione, esperienza nel capire l'impasto e le sue reazioni, un ottimo lievito e una corretta cura della pasta madre, nonché ingredienti di prima qualità.
Se avete dei quesiti o dei dubbi, come sempre sarò felice di aiutarvi.






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Post Scriptum 12/4/17: Ho scoperto con grande piacere
che questa mia colomba è stata scelta
per la foto della Fan Page FB
del maestro Giorilli
G R A Z I E