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giovedì 23 aprile 2015

Il punto di beatitudine

Durante i vari corsi di cucina che ho fatto, oltre a cercare di apprendere le tecniche per cucinare che erano oggetto dei corsi, ho apprezzato molto il modo e l'interesse che i vari insegnanti avevano nel descrivere scientificamente molti dei cibi che fanno parte della nostra quotidianità. In particolare ho avuto modo di capire, da un punto di vista scientifico, quali siano molti degli ingredienti dannosi spesso presenti nei prodotti industriali e quali siano i loro effetti sulla salute. Questo aspetto, in linea generale, è sicuramente noto a tutti, ma non tutti sappiamo fino a che punto a volte l'industria si spinga oppure quale sia il momento del processo "industriale" che altera negativamente un prodotto, oppure ancora quale sia il motivo per il quale un alimento, apparentemente fresco e innocuo, si trasformi in qualcosa di dannoso per la nostra salute.
A parte tutti i discorsi che potremmo fare sull'importanza di mangiar sano, ciò di cui volevo in particolar modo parlare con voi oggi è il Punto di Beatitudine. Non sapevo cosa fosse prima che il maestro Morandin ce ne parlasse lo scorso fine settimana al corso sui lievitati classici e moderni.
Voi lo conoscete? Io ho appena fatto delle ricerche e ho visto che si tratta di un argomento abbastanza noto e sul quale sono stati scritti libri e articoli.
Il modo in cui l'industria alimentare manipola il punto di beatitudine mi ha colpito tantissimo ed è il motivo per il quale oggi ho deciso di condividere con voi questa discussione.
Per punto di beatitudine (bliss point) si intende una sensazione di appagamento che noi tutti percepiamo mangiando un cibo e che ci spinge a volerne ancora di più.
Le industrie alimentari studiano scientificamente la dose di grassi, zuccheri e sale per preparare le ricette di molti prodotti confezionati, che ci induce a volerne sempre di più, a non sentirci mai sazi e a creare una vera dipendenza.
Quante volte ci siamo detti "non riesco a smettere di mangiare questo prodotto" oppure "più ne mangio e più ne vorrei"? Molti di noi hanno sempre pensato che il prodotto in questione fosse troppo buono! Magari non sano, ma comunque troppo buono! L'aspetto per me sconcertante è che non siamo noi a decidere se sia davvero eccezionale in base al nostro gusto personale, ma è la pulsione indottaci da un preciso studio sul punto di beatitudine che ci spinge insistentemente a ricercare questa soglia di piacere, come fossimo drogati, e che può creare compulsività. 
Questo tipo di approccio lede profondamente la libertà, la dignità e l'intelligenza delle persone. 
Mi ha colpito tantissimo e mi ha altrettanto infastidita. 
Chiacchierando con alcuni colleghi dei corsi, ho sentito spesso dire "Ma non si può stare dietro a tutto! Abbiamo mangiato di tutto fino ad oggi e non possiamo produrre tutto in casa!" e tanti altri commenti di questo tipo. Da un lato non si può negare che anche questo sia vero, dall'altro però si può tentare di scremare e di eliminare anche solo pochi prodotti alla volta a favore di altri meno dannosi, senza abbandonarci alla rassegnazione.
Quanto potremmo ancora parlare di tutto questo? Davvero a lungo, ma mi fermo qui e vi saluto amici con questa riflessione, ma anche con la mia nuova Fortunella che si è appena aggiunta alle altre piante del mio giardino.



Studiare, non smettere mai di cercare delle risposte e non smettere mai di voler capire è la forma più grande di rispetto che possiamo dare alla nostra persona e a chi ci circonda.


6 commenti:

  1. A great post, Tiziana, very well researched! I enjoyed reading it!

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    1. Thank you so much Azlin.
      It is really a pleasure having you here and talking with you about food.
      Have a nice day
      Bye
      Tiziana

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  2. Si, conoscevo questo punto di beatitudine, e ci credo ciecamente!! Anche io la penso come te, scremare al massimo i prodotti industriali, fare in casa il più possibile compatibilmente con la vita di tutti i giorni! E' quello che posso fare e quello che felicemente faccio!!!
    Buona serata!

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    1. Davvero Silvia! Sono pienamente d'accordo con te.
      Non ne usciremo indenni... ma avremo fatto qualcosa! E poi le cose fatte in casa sono così tanto più buone che non c'è Punto di Beatitudine che regga! :) :) :)
      Buona giornata a te e a presto
      Tiziana

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  3. Condivido. Io ho iniziato a capire queste cose dal mio alimentarista annnnnnni fa, poi col tempo ho iniziato ad interessamente un po' di più!!!
    Di certo è vero che molti cibi fatti in casa hanno gusti completamente diversi. Il mio pane dura mooooolto di più di quello del panificio (e parlo del panificio mika del supermercato!!!)...eppure se leggi sugli ingredienti affissi all'entrata c'è scritto: acqua, farina, lievito di birra.... A me con questi ingredinti dura tranquillamente 1 settimana prima di diventare pan biscotto, il loro già il giorno dopo faccio fatica a spezzarlo per darlo alla gallina!!!
    Meglio non pensarci troppo...
    Buon week end

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    1. Sono pienamente d'accordo con te su tutto.
      Grazie Mila e buon fine settimana anche a te
      Ciao
      Tiziana

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